Concordato preventivo: cosa cambia nella nuova riforma

Il rischio di fallimento (oggi più correttamente la liquidazione giudiziale) è per un’azienda e per gli imprenditori che la gestiscono un’eventualità da evitare e scongiurare il più possibile. Sono gravose e irreversibili le conseguenze finanziarie e patrimoniali, anche in base alla forma giuridica dell’azienda, legate alla procedura fallimentare.

In questo senso lo strumento del concordato preventivo può rappresentare per l’imprenditore uno strumento utile per prevenire la liquidazione giudiziale e gestire al meglio uno stato di crisi o di insolvenza. Uno strumento regolato dalla Legge Fallimentare (Regio Decreto 267 del 1942) e riformato nel 2012 con il Decreto Legge 83. Conosciamone le caratteristiche, il funzionamento, gli effetti e le novità della riforma del concordato preventivo.

Cos’è il concordato preventivo

Come anticipato il concordato preventivo è uno strumento previsto dalla legge di cui possono usufruire gli imprenditori per evitare la dichiarazione di fallimento della propria azienda. Con il concordato preventivo si interviene, appunto, preventivamente tramite un accordo che consenta di soddisfare, completamente o parzialmente, i creditori.

Il fine del concordato preventivo è quello di evitare la liquidazione giudiziale dell’azienda consentendo all’imprenditore di proseguire la propria attività dì impresa, ma anche quello di tutelare i creditori. Lo strumento del concordato preventivo, infatti, assicura il soddisfacimento del credito, anche se spesso in misura parziale, in tempi nettamente più rapidi e definiti rispetto a quelli che si prospetterebbero (con tutta una serie di incertezze aggiuntive) nel caso in cui si arrivasse alla procedura fallimentare.

Come funziona il concordato preventivo

L’accesso al concordato preventivo è normato da precisi requisiti e presupposti che definiscono quali imprenditori e in quali occasioni possono ricorrere a questo strumento. Inoltre per poter usufruire delle condizioni previste per questo strumento è necessario proporre ai debitori la domanda di concordato nella quale sono indicate le caratteristiche del piano con il quale si intende soddisfare, e in che modalità, ciascun creditore.

Oltre a essere redatta e accompagnata dai documenti necessari, la domanda di ammissione al concordato preventivo deve essere presentata al Tribunale di competenza, ovvero quello nel luogo in cui l’azienda ha la sede principale. Il Tribunale esamina la domanda e può richiedere all’imprenditore che l’ha presentata integrazioni e modifiche o disporre di una consulenza d’ufficio per valutare la fattibilità del piano.

La riforma del concordato preventivo, il Decreto Legge 83 del 2012

Lo strumento del concordato preventivo è stato oggetto delle modifiche introdotte dal Decreto Legge 83/20212 e in modo particolare dall’articolo 33 sulla “Revisione della legge fallimentare per favorire la continuità aziendale”. L’obiettivo di tali riforme è stato quello di consentire un accesso più rapido alle misure di risanamento.

La prima novità è quella che consente all’imprenditore di presentare il piano anche successivamente la presentazione della domanda. In questo caso si parla di preconcordato, concordato in bianco o concordato con riserva e permette all’imprenditore di presentare la proposta, il piano e la documentazione entro il termine massimo fissato dal giudice (120 giorni prorogabili di altri 60) durante i quali può svolgere gli atti urgenti per l’amministrazione straordinaria. L’altra novità riguarda la possibilità per il debitore di ottenere un insieme di finanziamenti prededucibili (finanza ponte) finalizzati all’accesso al piano di concordato preventivo. 

Parallelamente la riforma del concordato preventivo introduce la disciplina del concordato con continuità aziendale che consente la prosecuzione dell’attività d’impresa, la cessione dell’azienda e la liquidazione anche di beni non funzionali all’esercizio d’impresa. Infine è da segnalare come con la nuova riforma dalla data di pubblicazione della domanda di concordato preventivo vi sia il blocco nel registro delle imprese delle azioni cautelari ed esecutive.

Condividi questo articolo

Potrebbero interessarti